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I pappici

Ci sono certi piccoli animaletti che si rosicano le noci, la farina, il pane secco e altra roba. La roba mozzicata dai pappici non è buona, ma i pappici tutti sanno che sono animali molto ostinati, come dice un proverbio napoletano: «Dicett’o pappece vicin’a noce: “Damme tiempo ca te spertoso!”».
C’è una grande noce da rosicchiare: è il sistema, cioè il modo di comandare, l’organizzazione del potere.
Da molti anni il potere ce l’hanno i borghesi, cioè i ricchi, i padroni. Ma da un po’ di tempo ci sono molti pappici che rosicano questa noce. Non tutti sentono rosicare questi pappici, ma essi ci sono e sono sempre al lavoro.
Ogni volta che si lotta contro un’ingiustizia si scava un altro poco dentro questa noce.
E noi siamo questi pappici: c’è un modo per affrettare il tempo di spertusamento della noce, che è il capitalismo. Invece di grattare uno per volta, scaviamo tutti insieme, come fanno i pappici veri.
E allora ci accorgeremo che se combattiamo tutti insieme non siamo più solo pappici, ma siamo una grande forza. E se i padroni, seduti sulla noce nelle loro poltrone ci credono solo pappici senza importanza che si possono scamazzare col piede, si sbagliano, perché invece un giorno si troveranno col culo per terra e non avranno più niente e nessuno da comandare.
Ma non basta dire che un giorno questo succederà.
Se qualcuno in mezzo a noi, gente sfruttata, non vuole farsi pappicio perché crede di arrivare prima da solo, sbaglia ed è egoista.
Se qualche altro si spaventa della grandezza della noce, sbaglia pure lui ed è uno sfaticato. Ma invece il modo giusto di pensare è di aspettare quel giorno e intanto scavare, giorno per giorno, e allora, a un bel momento, non ci sarà più niente da scavare e Pasquale, Ciro, Carmela, Mario, Giovanni e tutti gli altri saranno finalmente liberi e avranno vinto la grande lotta per la rivoluzione.
Intanto la noce c'è e c'è da scavare per tutti. Scava, pappicio mio, ché se no ti fotti!


Scuola 128, 23-30 luglio 1973.